CORATO, “I FIORI DI SANREMO” AL TEATRO COMUNALE





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Per circa due ore, al Teatro Comunale di Corato, il pubblico ha potuto rivivere, dal vivo, l’atmosfera Sanremese e percorrere un viaggio nel vasto panorama della musica italiana dagli anni 60 ad oggi; un viaggio che racconta, non solo l’evolversi della nostra musica, ma anche la storia del nostro Bel Paese, quando per essere davvero felici, si cantava “Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità….”.

Il poliedrico attore coratino, Domenico Santarella, ha portato in scena, venerdì 12 aprile, “I Fiori di Sanremo”, uno spettacolo musicale sul Festival della canzone italiana, ripercorrendo, con la sua straordinaria capacità di immergersi in ogni personaggio da lui interpretato, i cambiamenti dello stile, dei costumi, del linguaggio, dei testi e delle tematiche della nostra musica.

Sipario alle ore 21 con Domenico che calca il palcoscenico, spazzando il pavimento e cantando Mille lire al mese di Carlo Buti quasi a voler simboleggiare che il Sanremo che guardiamo oggi in tv, fatto di lustrini, payette e grossi interessi economici, è nato in un’epoca in cui c’erano poche pretese, quando l’Italia stava risorgendo durante il difficile periodo del dopoguerra, quando nelle case degli italiani quella” grande scatola nera”, ovvero la tv, era solo un gran lusso e in famiglia era un momento di aggregazione e di festa.

Lo spettacolo è alternato da dialoghi con il pubblico in cui, il nostro “one man show”, racconta le origini della kermesse musicale Sanremese; il  festival nacque il 29 gennaio 1951 con soli tre partecipanti Nilla Pizzi, Achille Toliani e il Duo Fasano, condotto da Nunzio Filogamo, consisteva in una una cena spettacolo dove il biglietto di ingresso costava 500 lire. La manifestazione non aveva niente a che fare con il grande evento degli anni successivi: i cantanti si esibivano sul palco, il pubblico consumava la cena ai tavoli e le votazioni si svolgevano in sala, mentre delle hostess passavano tra gli spettatori con delle urne.

Si continua con Domenico che, in smoking bianco, intona Volare e Ciao,ciao bambina rievocando il grande Domenico Modugno al quale il nostro giovane artista si ispira, avendo anche portato in scena uno spettacolo a lui dedicato “C’era una volta Mimì” e poi, ancora, con una carrellata di brani che omaggiano gli anni 60 Ma che freddo fa di Nada, interpretata magistralmente dalla voce acuta e versatile di Giusy Andriani, 24 mila baci con cui Domenico ci fa rivivere la nascita del twist, il famoso Testa Spalla di Don Lurio e Lola Falana fino ad arrivare a Parole parole di Mina. Ed ecco che veniamo catapultati negli anni 80 con Vacanze Romane dei Mattia Bazar, Il clarinetto di Renzo Arbore, Sarà perchè ti amo de I Ricchi e Poveri. Durante lo spettacolo, sono stati omaggiati anche i grandi artisti scomparsi che hanno calcato il palcoscenico più famoso d’Italia: Mango con la sua Come Monna Lisa, Pino Daniele con Quando e la ” immensa cara e dolce Mimi’ “, Mia Martini con Almeno tu nell’universo.

Ci sono stati anche due fuori programma: l’esibizione del corpo di ballo della serata con il Tango di Roxanne tratto da Moulin Rouge e il monologo di Domenico Santarella Secondo me la donna di Giorgio Gaber, un momento molto intenso quest’ultimo in cui è stata celebrata la figura femminile riconoscendone la sua unicità.

Lo spettacolo ha mostrato anche la nascita di nuovi modi di fare musica e di nuovi stili musicali, anche scanzonati e leggeri, ed ecco le esilaranti esibizioni di Giusy Andriani in Sincerità di Arisa, Domenico Santarella in Occidentali’s karma di Francesco Gabbani e  Soldi di Mahmood, canzone vincitrice dell’ultimo festival di Sanremo, accompagnato dal battito di mani del pubblico in sala.

Come nell’originale manifestazione, Santarella è stato affiancato da due vallette Valentina del Quarto e Yanka De Oliveriea e dal corpo di ballo della  Scuola di Danza Palcoscenico diretto da Mirko Guglielmi; altra grande novità è stato l’utilizzo in scena di abiti e costumi originali delle grandi soubrettes acquistati direttamente dalle costumerie Rai e Mediaset.

Un artista a tutto tondo, un ragazzo dalla faccia pulita, un ragazzo che è rimasto autentico e non si è lasciato trascinare da quella macchina mediatica che è il successo, legato alla sua terra e alle sue origini e che, con il suo sorriso genuino, mette la sua arte anche a disposizione dei meno fortunati. Infatti, l’incasso dello spettacolo è stato devoluto totalmente in beneficenza all’Associazione Onlus Contessa Lene Thun,  impegnata nella realizzazione di servizi permanenti di “terapia ricreativa” attraverso la modellazione della ceramica e, operando all’interno di ospedali, soprattutto nell’ambito dell’età pediatrica e giovanile , diventa vero e proprio supporto psicologico durante il periodo di malattia.

(Si ringrazia per le foto Mirella Rutigliano)

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