Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istuzione: riferimento ineludibile per la progettazione dell’offerta formativa a scuola





scuola

Le Indicazioni Nazionali del 2012, che superano l’impianto culturale delle indicazioni del 2007 del Ministro Fioroni, sono improntate su un impianto teorico di matrice costruttivista, di ispirazione Moreniana e Brunneriana. Esse sono incentrate su un’idea trasversale ed unitaria del sapere, su una didattica per competenze, che si articola a partire da uno zoccolo di saperi di base riferito ad un preciso gruppo di discipline, sulla verticalità e sulla continuità del curricolo, progettato dalla scuola, sulla valorizzazione dell’autonomia didattica (art.4), organizzativa (art.5), di ricerca (art.6) e curricolare (art.8). Le Indicazioni Nazionali del 2012 recepiscono le Raccomandazioni del Parlamento Europeo del 2006 sulle competenze chiave di cittadinanza, oltre che molti articoli della nostra Costituzione.

Dall’anno scolastico 20012/2013, le Indicazioni Nazionali non sono più un documento sperimentale, bensì, sono diventate ordinamentali, pertanto devono essere assunte dalle singole scuole come punto di riferimento ineludibile per la progettazione del PTOF, che, a sua volta, deve essere coerente con i principi dell’autonomia scolastica, i bisogni formativi del contesto di apprendimento e con le esigenze del territorio. Il PTOF, inoltre, deve essere articolato in modo tale da garantire il raggiungimento delle competenze culturali e di cittadinanza, indicate nel profilo in uscita al termine del primo ciclo di istruzione, da parte di tutti gli alunni.

In sintesi, le Indicazioni Nazionali sono un documento normativo vincolante, per quanto concerne i traguardi di sviluppo delle competenze che devono essere garantiti agli alunni in uscita dai cicli, e devono essere comuni per l’intero sistema scolastico nazionale; rappresentano un documento pedagogico basato sul concetto di centralità della persona e sono fondamentali per la progettazione didattica riferita alle singole discipline, con approcci interdisciplinari di tipo trasversale.

Alla luce di quanto detto fin ora, è importante sottolineare che i docenti, per una progettazione didattica per competenze che assuma come obiettivo centrale dell’azione educativa, lo sviluppo di una cittadinanza attiva, devono conoscere il profilo di competenze riferito al termine del primo ciclo di istruzione. Pertanto, oggi il ruolo della scuola risulta essere fortemente cambiato. In una società in continua evoluzione, caratterizzata da rapidi e repentini cambiamenti e sempre più complessa, l’apprendimento scolastico è soltanto una delle tante esperienze formative che i bambini e i ragazzi vivono per acquisire competenze specifiche, tuttavia la scuola ha un ruolo centrale nel ridurre la frammentarietà dei saperi e dare un senso alla varietà delle loro esperienze. Pur non avendo più il monopolio dell’informazione e dei modi di apprendere, la scuola deve curare e consolidare le competenze e i saperi di base, mettendo in relazione nuovi e complessi modi di apprendere attraverso una guida attenta ai nuovi metodi, alle nuove tecnologie, ai nuovi ambienti di apprendimento. Compito della scuola è insegnare agli alunni come saper stare al mondo in una società sempre più liquida (Bauman) e disgregata, occupandosi, dunque, non solo dell’apprendimento, ma anche delle problematiche sociali ed educative.

Per quanto riguarda, invece, il modello pedagogico di riferimento delle Indicazioni Nazionali, esso è basato sul concetto di centralità della persona che apprende e sulla formazione alla cittadinanza attiva. Pertanto, al centro dell’azione educativa c’è lo studente in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, etici, religiosi. La scuola deve occuparsi di mettere in atto progetti educativi e didattici, non per individui astratti, ma per persone che vivono qui ed ora, per questo nella progettazione didattica è importante partire dal contesto, dai bisogni sociali e relazionali, affinchè si promuova lo star bene a scuola e si ottenga una maggiore motivazione e partecipazione degli alunni.  Sarà opportuno, quindi, valorizzare la presenza di alunni con radici culturali differenti dalle nostre, favorendo il loro processo di integrazione e garantendo l’inclusione di questi alunni all’interno della classe. Anche a questo proposito la scuola deve costituirsi come un spazio idoneo a promuovere apprendimenti significativi, così come teorizzati da Ausbel e Novak, pertanto dovrà essere attrezzata con ambienti idonei alla realizzazione di una didattica operativa, dunque laboratori, spazi flessibili, luoghi attrezzati per realizzare approcci operativi alle conoscenze, aperti ad una didattica multimediale e digitale. L’ambiente di apprendimento è un luogo legato anche al concetto di benessere, curato esteticamente, che incoraggi l’apprendimento collaborativo, adeguato alla crescita e allo sviluppo degli alunni oltre che al confronto e allo scambio culturale. Ulteriore aspetto fondamentale, relativo all’impianto pedagogico delle Indicazioni Nazionali è la formazione alla cittadinanza attiva, la scuola deve educare alla convivenza civile e democratica nel rispetto delle diverse identità culturali di ogni studente, per concorrere alla formazione di nuovi cittadini italiani, che siano al tempo stesso cittadini dell’Europa e del mondo

Commenti

Commenti


Condividi