Sulle note di Miss Sarajevo…





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Sulle note di Miss Sarajevo (la versione di Geroge Michael, in Songs from the last century) mi sono fermato a riflettere su questo tempo di silenzio e di deserto e, nell’arsura che comporta, sto pian piano vedendo germogliare qualcosa.Una immagine accompagna questo germogliare: viene chiesto da Dio al profeta Geremia: “Cosa vedi? Vedo un ramo di mandorlo!” Bella esperienza quella del profeta. In ebraico il mandorlo è chiamato ‘colui che veglia‘, il primo risvegliato dall’inverno, colui che ha gli occhi attenti, che fiorisce anche quando ancora punge il gelo. Quello che vede Geremia non è un fiore del ramo nella bella stagione, ma nel momento più duro dell’anno, quello delle gelate improvvise. In questa stagione difficile dobbiamo avere occhi attenti ai segni che sono già dentro l’inverno, saper cogliere ciò che nasce dal passaggio verso la primavera. Questa può essere l’esperienza che possiamo fare tutti insieme al profeta!

 

Cosa vedo\vediamo?

 

Innanzitutto la bellezza del silenzio; quante volte lo abbiamo invocato e quante volte abbiamo lottato per poterlo avere senza nessun risultato. Certo il silenzio di questi giorni è particolare, ma non esiste un silenzio diverso dagli altri, esiste il silenzio e basta! Bisogna fare in modo che questo diventi luogo della comunicazione, momento di riflessione, occasione per guardare dentro sè stessi, anche se questo a volte può portare delle sofferenze, perché magari mai come prima abbiamo vissuto un tempo cosi prolungato e mai come prima abbiamo fatto analisi della nostra vita. Per me è come fare degli esercizi spirituali prolungati, accompagnato da alcune letture dei Padri della Chiesa e soprattutto attraverso le parole di Gesù. Scherzando mi sono detto che questo tempo vale per tutti gli esercizi che non ho fatto! Occasione unica, quella di poter fare anche più di un mese ignaziano. Il Signore ci sta facendo fare esperienza di silenzio vero, dobbiamo vivere questo tempo come tempo di grazia, tempo in cui Dio vuole parlare al cuore di ognuno: ascoltiamo la sua voce!

 

Accanto al silenzio sto riscoprendo il valore dell’eucaristia celebrata con tutti e per tutti, anche se di fronte a me non ho nessuno; bello sapere che in quel Pane e in quel Vino ci sono tutti; bello vedere passare in rassegna i volti di ognuno, e anche ricordarsi di tutti quelli che stanno vivendo in questo momento, ma ancora più bello vedere come tanti stanno scoprendo il valore della comunione spirituale, del digiuno che è preludio di un banchetto di laute vivande, banchetto che Dio sta preparando per noi e che ci farà gustare insieme.

Il vuoto delle chiese è raggelante, ma il pensiero di ritornare tutti nella casa di Dio per lodare, ringraziare, intercedere mi fa pensare ad una vita nuova, a qualcosa che rinasce, ad un’alba senza tramonto. Sicuramente dopo questo tsunami avremo bisogno di ripensare a tante cose all’interno delle nostre realtà parrocchiali ed ecclesiali. Non penso che tutto venga per nuocere, abbiamo bisogno di cogliere i segni dei tempi per poterci rinnovare.

Dovremo ripensare ameno messe e rosari in streaming e più celebrazioni familiari della Parola, sul modello della liturgia domestica ebraica; più Lectio Divina, più liturgia delle ore, anche in famigli perché no? È la preghiera della Chiesa! Questa esperienza deve essere occasione da cogliere e non ancora una volta occasione perduta!

Papa Giovanni XXIII (santo) aprì il Concilio dicendo di non dare ascolto ai “profeti di sventura“, ma di prestare orecchio ai “segni dei tempi“, di non intralciare il loro divenire come la terra accompagna i germogli a primavera. Dobbiamo scorgere i segni che posseggono la trasparenza dell’alba originale, la luminosità di unatenerezzasoprannaturale. Questo è il tempo opportuno!In tempi di crisi ci è chiesto di vivere i gesti di Geremia che, in anni di esilio e di deportazione, invitava a piantare vigne, a costruire case. Vivere non è solo una crescita continua, ma anche la capacità di aderire alla vita nonostante ciò che la contraddice, le sue paure, le sue crisi, i suoi momenti di apparente sterilità.

Ci sono attimi che rendono nuovo il mondo non tanto perchè aggiungono qualcosa di nuovo, ma perchèsprofondano fino all’origine, là dove la diversitàè armonia.Penso che in questi giorni abbiamo toccato il fondo della nostra fragilità, della nostra miseria, del nostro “umano”. È stato bello vedere la diversità e l’armonia anche attraverso tutto quello che era social. E ci siamo accorti cheil mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se l’uomo si fa nuova creatura, si imbarbarisce se scateni il peggio in te.

Oggi la nostra vita è un continuo migrare verso un mondo perduto e disorientato di frammenti che non sappiamo più utilizzare. Dio, invece, è sempre molto attento ai frammenti: agli occhi, ai gesti, a come si fanno e si dicono le cose, al granello di senape, alla pecora perduta, allo spicciolo della vedova.

In ogni momento di crisi Dio ci chiede di partire dai frammenti e dai dettagli per riprendere il cammino e la nostra dignità. Ci chiede una vera partecipazione al mistero della vita.

Germi di novità sono nell’aria (non solo il Covid-19), ma scendono soltanto dove trovano una terra fertile. I germi di novità sono la bellezza e la tenerezza, il perdono e la fedeltà ad ogni giorno: fragili gesti che hanno la forza di rimettere in piedi la nostra vita.

Fedeltà ad ogni giorno vuol dire esserci, stare dentro la concretezza della vita. Occorrono oggi testimoni fedeli che vadano oltre la superficialità e sappiano stare dentro la vita. Testimoni che non imprigionano Dio nel loro concetto di onnipotenza, che non lo sfigurano erigendolo a giustiziere implacabile, ma che coltivano pazienza e vigilanza.

Bella la fedeltà al cammino dell’uomo di Gesù risorto che si avvicina ai discepoli di Emmaus, si fa compagno di viaggio, si interessa della loro vita, li lascia liberi di scegliere fingendo di andare oltre, e solo alla fine spezza il pane con loro.

Bella la fedeltà di Ruth verso Noemi quando dice: “Non insistere perchè ti abbandoni e torni indietro senza di te, perchè dove andrai tu, andrò anch’io“.(Rut 1,16)

La fedeltà a sè e all’altro è la capacità di “serbare e custodire“, è amore che ha bisogno di tempo per crescere, di promesse reciproche da mantenere, di scelte che hanno il loro prezzo.

Anche quando le cose sembrano non cambiare, anche se tutto sembra continuare come prima, chi è fedele scruta l’orizzonte, fiuta l’aria, getta il seme affidandolo alla terra e il sogno di futuro è tutto dentro questa minuscola occasione che può fare del lampo una chiarezza, della scintilla una luce.

Quindi la vera rivoluzione e il vero cambiamento devono passare dalle piccole cose, come quelle che stiamo vivendo; dovremmo cominciare ad accorgerci di tutto ciò che è minimo, la Parola di Dio ci può aiutare in questo percorso; è la stessa che abbiamo invocato e pregato questi giorni. Dovremmo scrutare ancora di più le Scritture per avere la stessa capacità di Dio, di partire dall’essenziale, dai frammenti, può darsi anche dai cocci che ci lascerà questo tempo; impareremo a capire che quei cocci appartengono a Lui, che possono essere riutilizzati, anzi possono tornare utili per ricostruire una nuova relazione con Lui, con la Chiesa, con la comunità, con la realtà sociale.

Questo significa non solo scrutare l’orizzonte, ma essere orizzonte, essere alba, essere sentinelle in questa alba, capaci di condurre l’uomo a vivere con senso la propria vita, fino a donarla completamente. Buoni orizzonti a tutti!

 

Don Giuseppe Lobascio

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