“Una storia lunga un’Eternit”. La vittoria della città di Casale Monferrato (AL)





20200315-COVER-WEB-ETERNIT

Storia, orgoglio e amore per la propria città sono le componenti che hanno dato vita al libro Una storia lunga un’Eternit. Scritto dalla giovane giornalista piemontese, Giulia Di Leo, edito da Etica, il libro sarà presentato oggi, 28 Aprile in video conferenza a partire dalle ore 14.30, in occasione della giornata mondiale della lotta all’amianto.

Il libro pone l’attenzione sulle vicende di cronaca degli anni 80 relative alla multinazionale Eternit di Casale Monferrato (AL), di cui la scrittrice è originaria. Il tutto è partito nel 1982 dal Procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, che dispose un’indagine epidemiologica, in seguito al numero elevato di patologie da amianto riscontrate a Casale. Nel 2009, si ebbe il primo procedimento penale per disastro ambientale in Europa, definito il “processo dei record” contro Stephan Schmidheiny e Jean-Louis Marie de Cartier de Marchienne, il miliardario svizzero e il barone belga ex-dirigenti della multinazionale Eternit, accusati, ora, di omicidio colposo. Una vicenda dolorosa, che ha coinvolto l’intera città e che non è stata ancora archiviata.

Link per acquistare il libro “Una storia lunga un’Eternit” di Giulia Di Leo

 

Perché hai deciso di scrivere un libro sulla vicenda Eternit?

Il tutto è partito dal voler trattare un argomento che mi sta a cuore, come per tutta Casale, la mia città. Dato il mio imprinting giornalistico innato, ho approfondito la ricerca e cercato le verità sulla storia che ha causato molte vittime. Per mia fortuna non ho avuto casi in famiglia diretti, per cui, ho raccontato la generazione che ha lottato per anni contro le ingiustizie consumatesi all’interno della fabbrica. Quando ho seguito su internet il primo processo del 2012, sono rimasta ammutolita nel momento in cui hanno elencato le 3000 vittime di Casale. Di lì, ho deciso di voler fare qualcosa per una città che ha lottato tanto e di cui sono orgogliosa. Svolgendo il master in giornalismo, ho maturato l’idea di concretizzare l’argomento in qualcosa che servisse per il futuro. Ho proposto l’argomento “Casale libera dall’amianto, 2020”, perché quello sarebbe stato l’anno cardine per la vicenda. Di qui, ho sviluppato l’argomento per creare la mia tesi e, a partire dal luglio 2019, ho raccolto informazioni e ricercato storie umane vicine a questo dramma. In seguito, ho pensato di contattare una casa editrice di Torino per provare a far pubblicare il mio libro, la cui proposta è stata subito accolta.

Perché la scelta di presentare il libro in questo momento difficile per l’intero Paese?

Anche se non è il momento adatto, la presentazione del libro era già in programma per questa settimana, in cui solitamente Casale è in festa per la vittoria ottenuta contro l’amianto. Per cui ho voluto mantenere la stessa data e, anche se online, la presentazione si potrà sempre recuperare, ma spero soprattutto di poter stemperare un po’ gli animi e le preoccupazioni dovute alla pandemia in corso. Vorrei emergesse quanto questa città sia resiliente ed è proprio questo il filone su cui si basa il mio lavoro.  Dall’amianto non si poteva sfuggire, né con mascherine né con guanti. Ora, almeno, dal Coronavirus ci si può difendere, per cui anche se non si possono paragonare le due cose, ci sono delle affinità. Casale ha avuto tante vittime e ne è uscita più forte, stessa resilienza che sta manifestando durante il Coronavirus secondo me.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Nonostante il progresso, oggi problemi di questa entità persistono ancora ed è nostro compito comunicarlo, grazie anche alle tecnologie di cui disponiamo. Spero che il libro piaccia e soprattutto che diventi un esempio: sono convinta che dalla sofferenza si può trovare sempre qualcosa di positivo. Inoltre, mi auguro di poter continuare a seguire la vicenda giudiziaria anche nella mia carriera giornalistica.

Commenti

Commenti


Condividi